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Storia e Tradizioni

La civiltà greca in Sicilia : tracce indelebili della Magna Grecia nel mediterraneo

La colonizzazione greca iniziò nell’VIII sec. a.C., quando già l’Isola era entrata in contatto con il mondo miceneo e fenicio, come testimoniano i reperti conservati nei musei di Lipari e di Siracusa.

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DiLucia Basilisco 24 Gennaio 202017 Giugno 2025
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Magazine > La civiltà greca: tracce indelebili della Magna Grecia nel mediterraneo


La civiltá greca e la colonizzazione della Sicilia iniziò nell’VIII sec. a.C., quando già l’Isola era entrata in contatto con il mondo miceneo e fenicio, come testimoniano i reperti conservati nei musei di Lipari e di Siracusa.

L’espansione della Civilta greca in Sicilia portò, nell’arco di meno di due secoli, alla fondazione di Naxos (734 a.C.), Siracusa, Messina, Lentini, Catania, Megara Iblea, Milazzo, Gela, Acre (Palazzolo Acreide), Imera, Selinunte, Camarina ed Agrigento (580 a.C.), mentre al IV sec. a.C. risale Taormina. Il dominio cartaginese rimase, invece, confinato nella Sicilia nord-occidentale. È probabile che insieme ai coloni giunsero anche gli artisti greci.

Teatro greco di Siracusa

Ad una produzione di stile greco in Sicilia si affianca una produzione ceramica in stile “misto” orientaleggiante, con figure di rombi e linee spezzate che si alternano ad esseri umani ed uccelli con tecnica policroma sui toni del rosso, bianco e nero.

Il tempio, espressione massima della genialità degli architetti dell’antichità greca, trova i suoi massimi esempi ad Agrigento, Selinunte e Segesta (in provincia di Trapani).

Resti del Teatro greco di Catania

Ma sono forse i teatri ad incarnare meglio il senso e la vitalità del mondo classico, che rivive oggi nelle rappresentazioni teatrali che si ripetono ogni estate con cartelloni di livello internazionale. Il più noto dei teatri greci è quello di Siracusa, risalente al V sec. a.C. e poi rifatto nel III sec. a.C. da Gerone II, ma non meno affascinanti sono i teatri di Segesta, Taormina, Eraclea Minoa, Tindari, Morgantina e Palazzolo Acreide.

È da Selinunte, roccaforte dorica dell’isola, che può iniziare un viaggio nell’universo della civiltà ellenica in Sicilia. Da qui proviene gran parte della produzione plastica arcaica, in gran parte conservata nel museo archeologico di Palermo.

Acropoli di Selinunte – Palermo

Il parco archeologico, esteso per ben 270 ettari, compete con quello di Agrigento, con il quale costituisce uno dei siti di turismo archeologico più importanti nel Mediterraneo. L’acropoli di Selinunte, una collina dominante il mare che ha conservato fino ai nostri giorni le rovine dell’antica città avvolte dal silenzio e dal mistero dei secoli, ha un fascino ineguagliabile: spiccano le colonne del tempio C, la cui fronte era dotata di un doppio colonnato e di un timpano decorato con un’enigmatica testa di Gorgone (conservata al museo archeologico di Palermo).

Sulla collina orientale, invece, si trovano il tempio F, il tempio E, ricostruito intorno alla metà del ‘900, e il colossale tempio G, uno dei più grandi templi greci antichi, rimasto incompiuto al momento della distruzione della città (avvenuta nel 409 ad opera dei Cartaginesi) come dimostrano i rocchi di colonna in lavorazione ancora esistenti nelle vicine cave di Cusa. Particolarmente interessanti e suggestivi sono, infine, i resti di un santuario extra-urbano a poca distanza dall’acropoli, dedicato alla Malophoros, identificabile con Demetra.

Area archeologica di Naxos – Messina

Secondo gli storici Siracusa fu fondata nel 733 a.C., un anno dopo Naxos. Il primo nucleo della città, che prosperò presto dopo la cacciata dei Siculi, era costituito dall’isola di Ortigia, dove si trovano i resti del tempio di Apollo di età arcaica, poi trasformato in chiesa bizantina ed in moschea in età araba. Siracusa fondò, in direzione sud-orientale, le colonie di Eloro e Kamarina e, sotto il tiranno Gelone, avviò la costruzione dei principali edifici pubblici, come le mura possenti ed il Castello Eurialo per il controllo della città sul mare, sotto la spinta dei continui conflitti con i Cartaginesi.

Castello di Eurialo – Siracusa

Con Ierone II sorsero l’altare ed il teatro. A sinistra dell’altare si trovano le grandi cave, le Latomie, dal suggestivo appellativo di Paradiso, che nella realtà furono luogo di sofferenza e prigionia. Da non perdere una visita al museo archeologico Paolo Orsi con le sue tre sezioni, un vero e proprio viaggio nell’arte e nella civiltà ellenica.

Agrigento, fondata da coloni provenienti da Gela circa 150 anni dopo Siracusa con il nome di Akragas, sorgeva su un’area fortificata di ben 450 ettari tra l’antica acropoli, la rupe Atenea (attuale Agrigento), e la valle sino alla collina dei templi, meta privilegiata per una suggestiva visita archeologica e naturalistica.

Tempio di Ercole – Area archeologica di Agrigento

Della Civilta greca in Sicilia Tra i vari edifici sacri si segnalano in particolare il tempio di Era, dorico della metà del sec. V a.C., distrutto da un incendio e restaurato poi dai Romani; il tempio della Concordia, risalente al 440 a.C., trasformato durante l’età bizantina in basilica a tre navate e tornato nel 1748 all’aspetto attuale; il tempio di Zeus Olimpio, anche questo di dimensioni gigantesche, circondato da mura che inglobavano le semi-colonne, affiancate dai Telamoni, grandi giganti in pietra di oltre sette metri d’altezza, che davano l’impressione di reggere il peso dell’architrave e visibili oggi nel museo archeologico, che contiene, inoltre, preziosi resti di età preistorica e antica. Interessante anche il quartiere ellenistico-romano, con il suo sistema viario rigidamente ortogonale e le case dal ricco pavimento decorato a mosaico.

Parco archeologico di Imera – Termini Imerese

Imera, a pochi km da Termini Imerese lungo la costa palermitana, sorgeva su un pianoro delimitato da due corsi d’acqua. Secondo gli storici, nel mare antistante la città una coalizione di Agrigentini e Siracusani sconfisse nel 480 a.C. una flotta cartaginese. Questa vittoria diede ai Greci l’egemonia su quasi tutta la Sicilia e fu celebrata con la costruzione del tempio della Vittoria, i cui resti sono oggi ben visibili a poca distanza dall’area archeologica comprendente l’abitato antico e l’antiquarium.

Tempio greco di Segesta – Palermo

Un ultimo cenno meritano due città che, pur non essendo di origine greca, dimostrano, come Segesta d’altronde, quanto profonda e diffusa sia stata l’ellenizzazione delle popolazioni non greche di Sicilia.

Area archeologica di Solunto – Palermo

Solunto, vicino a Bagheria, in posizione strategica sul monte Catalfano e affacciata sul mare, fu fondata dai Punici ma, conquistata dai Romani a metà del III sec. a.C., presenta un impianto urbanistico e un sistema abitativo chiaramente ellenistico-romano.

Area archeologica di Morgantina – Enna

Morgantina, posta su una collina nel centro della Sicilia in provincia di Enna, fu, come detto, la città dei Morgeti, che nella seconda metà del IV sec. a.C. assunse sotto l’influenza di Siracusa un aspetto ellenistico, oggi ben leggibile nei resti del senato cittadino, della zecca, delle condutture in terracotta, del macello, del quartiere, delle botteghe e soprattutto del piccolo ma splendido teatro, di recente restaurato e collegato da scalinate all’agorà ed al santuario. Sui lati più alti della città sono evidenti i quartieri residenziali nei quali si distinguono, sul versante orientale, la casa di Ganimede decorata da mosaici ed un’altra con antiche iscrizioni in greco.

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