SIRACUSA E LE NECROPOLI RUPESTRI DI PANTALICA

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Monumenti di epoche e stili diversi, testimonianza di un passato glorioso, del quale si cerca di recuperare la memoria e il rispetto. Ma anche mare, limpido e affollato di flora e fauna, papiri lussureggianti, una vita culturale sempre più intensa, attività artigianali e atelier d’artisti, gastronomia.


Tanti sono i motivi d’interesse di Siracusa, che non è solo Magna Grecia, ma anche architetture sveve e barocche, liberty e moderne.

Un fermento di rinascita percorre Ortigia, la parte più antica dell’insediamento urbano, lì dove popoli preistorici si insediarono ben prima dei Greci. Su quest’isoletta che, al centro dello specchio d’acqua su cui si affaccia la città, era un tempo roccaforte del tiranno Dionisio I, uno dei personaggi più importanti della storia antica siciliana, strade, piazze, case, chiese e palazzi vengono ristrutturati, trasformati, aperti al pubblico, e si moltiplicano alberghi, pub, locali pubblici di ogni genere. Per una vita notturna che sia degna di conclusione di una giornata passata a visitare monumenti: la Neapoli, con imponente teatro greco che ogni anno ospita spettacoli classici, l’ara di Ierone, le latomie con il famoso “Orecchio di Dionisio”.

La zona dell’Epipoli, con la chiesetta di San Giovanni Evangelista, che sovrasta un immenso reticolo di catacombe paleocristiane, e il moderno santuario dedicato alla miracolosa Madonna delle Lacrime.

I musei, fra cui quello archeologico regionale “Paolo Orsi”, che è il più vasto della Sicilia e uno dei più importanti d’Italia, e la Galleria Regionale, nella quale sono custoditi autentici tesori, come l’Annunciazione di Antonello da Messina e il Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio.

Cattedrale di Santa Lucia - Ortigia - Siracusa - Foto di Alessandra Neri
Cattedrale di Santa Lucia – Ortigia – Siracusa – Foto di Alessandra Neri

E Ortigia, ultima ma non meno importante, con le accidentate stradine medievali raccolti intorno all’elegante Piazza Duomo, una delle più belle d’Italia, racchiusa da splendidi palazzi e dominata dal duomo, la cui facciata barocca nasconde la struttura di un antico tempio greco. Qui il culto della vergine martire Santa Lucia, veneratissima patrona, s’è sostituito a quello della dea Athena, e le tracce dell’architettura antica si affiancano a quella più moderna, in splendida armonia.

Tempio di Apollo - Ortigia - Siracusa - Foto di Zenaide Palmigiani
Tempio di Apollo – Ortigia – Siracusa – Foto di Zenaide Palmigiani

Sull’isoletta si passeggia pian piano, a piedi, col naso all’insù per ammirare le volute di pietra e i balconi di ferro battuto dei palazzi barocchi, ma lasciando vagare lo sguardo anche sul mare, che si apre alla vista di quando in quando, scintillante come uno specchio.

Si visitano il Castello di Maniace, il miqwe ebraico ( vasche per i bagni di purificazione) più antico d’Europa e si sosta presso la fonte Aretusa che, secondo la leggenda, altro non è che una ninfa trasformata in sorgiva per sfuggire a un pretendente troppo focoso.

Da Ortigia si parte, con i gozzi di legno, per andare a visitare le grotte della penisola Maddalena, la cui estremità da qualche tempo è sottoposta ai vincoli dell’Area Marina Protetta del Plemmirio, dove si possono fare immersioni subacquee e snorkelling alla scoperta di fondali splendidi. E poco lontane si prendono le barche che risalgono il corso del fiume Ciane, una gita gradevole e rilassante, ma anche di grande interesse botanico, perchè consente di osservare l’unica colonia selvatica di papiri in Europa, chevegeta prorpio lungo le sponde di questo fiume.

Da Siracusa si raggiunge in breve tempo anche un’altra importante località inserita nell’elenco dei Beni dell’Umanità nel 2005: la Necropoli rupestre di Pantalica. Un luogo di bellezza selvaggia, alla confluenza fra il fiume Anapo e il Calcinara, che oltre all’interesse archeologico ha anche un rilievo naturalistico e paesaggistico per la ricchezza e varietà di specie botaniche e animali che vivono sulle sponde dei corsi d’acqua.

Qui sorge il bastione roccioso di Pantalica, alto sulla profonda vallata scavata dall’acqua, all’ombra di platani e oleandri, nel suo scorrere millenario. In questa pietra, i Siculi, il popolo preistorico che viveva in Sicilia prima dell’avvento delle colonizzazione greca, scavarono quasi cinquemila tombe. Non si sa con certezza come vi riuscirono, poichè nell’età del bronzo, l’epoca a cui risale la necropoli, i Siculi non conoscevano il ferro, e dunque dovettero usare asce o antichi sistemi che abbinavano acqua e fuoco.

Gli operai stavano sospesi per aria, legati per a vita a una corda, o a cavalcioni su una trave, su traballanti impalcature. I morti, a loro volta, venivano tirati su o calati con delle corde, “un macabro spettacolo visto da lungi e dalle opposte pendici” (Paolo Orsi).

Col passar dei secoli, le tombe divennero rifugio per i cristiani perseguitati, luogo di eremitaggio e ancora abitazione per Arabi e Normanni. Poi, pian piano, il sito venne abbandonato. E’ rimasto un popolo misterioso, quello dei Siculi, inghiottito dalla storia di altri popoli assai più ardimentosi e dunque famosi. Ma le tombe di Pantalica, per quanto mute, ne tramandano il ricordo, insieme alle sparse rovine del misterioso Anaktoron, il palazzo del principe, una geometria perfetta di muri di pietra della quale solo la fantasia può suggerire i fasti. Unico resto di una città che pure doveva esserci, e chissà com’era.