Torre Alessi di Catania: storia, architettura e demolizione
Un viaggio nella storia urbana di Catania tra memoria, bellezza e speculazione.

Alla fine dell’Ottocento Catania viveva una fase di trasformazione urbana: il centro cittadino si espandeva e i grandi proprietari terrieri arricchivano i loro orti e giardini con manufatti scenografici. È in questo clima che nasce l’idea della realizzazione della Torre Alessi.
Intorno al 1886-1888, il cavaliere Salvatore Alessi decise di realizzare un serbatoio per l’irrigazione del suo vasto agrumeto in contrada Sant’Antonio al Borgo (oggi tra via Regina Margherita e via Cesare Beccaria). Per evitare una struttura “troppo rustica”, fu incaricato un giovane protagonista dell’architettura eclettica siciliana, Carlo Sada, allora impegnato nel Teatro Massimo Bellini.

L’architetto Carlo Sada e il linguaggio eclettico
Nato a Milano nel 1853 e trasferitosi in Sicilia, Carlo Sada sviluppò uno stile ibrido, tra neogotico, liberty e influssi orientali. Oltre al Massimo Bellini di Catania, Sada firmò chiese, campanili e palazzi: della Torre Alessi volle esaltare la funzione pratica (una cisterna d’acqua da 262 m³) con un impianto fortemente “goticizzante” e decorativo, che la equiparasse a un vero e proprio “belvedere” cittadino

Caratteristiche costruttive e planimetria in quattro livelli
La torre si articolava in quattro “piani” funzionali:
- Serbatoio d’acqua (quota da terra fino a 17 m): grande cisterna per l’irrigazione, incassata nella base.
- Salotto-belvedere (piano medio, locale quadrato di 3,40 m di lato): rifinito in marmo e dotato di tre ampie finestre, offriva sostegno estetico alla struttura .
- Piccionaia (altezza 9,89 m, con 51 nicchie): ospitava piccioni viaggiatori, utilizzati anche dal proprietario per corrispondenza scacchistica .
- Terrazza sommitale (circa 36 m totali, compresa la cupola metallica in ferro e rame): una guglia orientaleggiante con banderuola, accessibile tramite una scala elicoidale esterna di 196 gradini, che offriva una vista a 360° su Etna, centro storico e mare.
Doppia funzione: utilitaria e di diletto
Fin dal 1° maggio 1888 la torre fu aperta al pubblico: dietro pagamento di un biglietto (2 lire), acquistabile al vicino “Chiosco dei Fiori” di Piazza Università, i cittadini potevano salire fino in cima e godere di una vista “esotica” su Catania .
Il monumento fu fotografato e diffuso in cartoline dell’epoca, divenendo simbolo di modernità e svago cittadino. Sul versante più curioso, Salvatore Alessi si serviva della piccionaia per inviare problemi e partite di scacchi per corrispondenza, sfruttando la rubrica scacchistica del Giornale di Sicilia
Dal boom edilizio alla demolizione della Torre Alessi (1963)
Negli anni ’50 Catania subì un’imponente espansione residenziale: i terreni agricoli furono lottizzati e intorno alla torre sorsero palazzi moderni. La struttura, ormai isolata e danneggiata, venne dichiarata inagibile. Il 11 maggio 1963, la ditta Lanzafame completò la demolizione, al culmine della speculazione edilizia degli anni ’58-’65, cancellando ogni traccia della torre originaria. Al suo posto fu eretto un isolato di edifici tra via Federico Ciccaglione e via Salvatore Paola.

Eredità culturale e memoria urbana della Torre Alessi
La via Torre Alessi mantiene oggi il solo toponimo a ricordare l’antica costruzione. Studiosi come Santo D. Spina hanno recuperato testimonianze fotografiche e documenti, mentre storici locali – da Cristina Gatto a Franca Restuccia – hanno dedicato saggi al “patrimonio perduto” del liberty catanese. Nella narrativa di Vitaliano Brancati, la torre appare nei ricordi degli anni ’30 come simbolo di un’eleganza esotica ormai scomparsa.
La Torre Alessi incarnava la tensione ottocentesca tra utilità tecnica e spettacolo estetico: un’opera di Carlo Sada che univa cisterna, belvedere e piccionaia in un singolare “monumento d’acqua”. La sua cancellazione nel 1963 segna uno dei momenti più controversi nella storia urbana di Catania: un patrimonio eclettico sacrificato alla modernità. Oggi, a oltre mezzo secolo dalla demolizione, la memoria di Salvatore Alessi e della sua “guglia d’acqua” sopravvive in modeste vie, qualche cartolina d’epoca e negli studi dedicati all’architettura storicista siciliana.
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