AREA ARCHEOLOGICA DI AGRIGENTO

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Inseriti nell’elenco dei Beni dell’Umanità dell’UNESCO nel 1997 essi dispongono a valle dell’odierno abitato che ricalca l’insediamento medievale, costituendo una passeggiata archeologica straordinaria.


A destra della Porta Aurea, che portava a sud e verso il mare, un sentiero conduce alle imponenti rovine del Tempio di Zeus Olimpico che ( insieme al tempio G di Selinunte), era il più imponente dell’Occidente / la superficie occupa quasi 7000 mq, più della Basilica romana di San Pietro). La sua costruzione fu intrapresa nel 480 a.C. e si caratterizza per la presenza dei Talamoni, immani statue alte circa otto metri, che simboleggiavano la forza della natura sottomessa a Zeus.

Posti tra le colonne a sorreggere la trabeazione, sono andati tutti distrutti tranne uno, custodito nel museo archeologico di Agrigento (fra le rovine giace un calco). Intorno al tempio di Zeus si estende un’ampia area sacra, sorta nel VI secolo a.C. e affollata di edifici di culto ma anche di abitazioni private e botteghe.

Resti del Tempio di Castrone e Polluce – Foto di Serge Benier

Qui templi veri e propri sono quattro, ma l’unico immediatamente riconoscibile dal profano è quello detto di Castrone e Polluce, di cui restano quattro colonne angolari, risollevate nel 1836, un insieme molto pittoresco, tanto che proprio quest tempio è utilizzato come simbolo di Agrigento (480 -460 a.C.). A nord di questo edificio sacro è stata identificata, in una depressione, la Kolymbetra, una piscina che con le sue acque consentiva di irrigare il giardino più fertile della valle.

La zona, affidata al Fondo per l’Ambiente Italiano nel 2001, è stata restaurata dal punto di vista vegetazionale e dotata di pannelli esplicativi.

In direzione opposta, sul crinale di una bassa collina, si allineano tre templi. Il primo è quello di Ercole, che si presume sia il più antico (VI sec. a.C.) con nove colonne in piedi, su alcune delle quali è scarsamente visibile l’intonaco purpureo con il quale il tempio era stato dipinto.

Tempio di Ercole Olimpico – Foto di Mario Mainetti

Più oltre si eleva in tutta la sua bellezza il Tempio della Concordia, uno dei più perfetti del punto di vista stilistico dell’intero mondo greco.

Il tempio, che è meglio conservato del mondo greco insieme al Theseion di Atene e al Poseidon di Paestum, deve la propria integrità a una fortunata circostanza: a differenza degli altri templi pagani più o meno demoliti dai cristiani, questo fu convertito in chiesa nel VI secolo.

Tempio della Concordia – Foto di Andrea Pelucchi

La via dei templi (fiancheggiata da ipogei cristiano-bizantini) giunge al Tempio di Hera Lacinia o di Giunone, all’estremità del crinale, in posizione suggestiva. Le sue forme sono uguali a quelle del tempio della Concordia, del quale è più o meno coevo e di poco inferiore nelle dimensioni.

Tempio di Hera Lacinia o di Giunone– Foto di Serge Benier

Sulle pareti della cella sono ancora straordinariamente visibile le tracce del fuoco che fu appiccato all’edificio dai cartaginesi nel 406 a.C., durante la distruzione ed il sacco di Akragas. Ad est del tempio si trovano i resti del consueto altare per i sacrifici e un tratto di strada profondamente solcata dalle tracce di carri.

Se queste sono le tappe essenziali della visita, tante alter sono ancora le tracce dell’Antica città che si possono osservare: dal Tempio di Esculapio alla tomba di Terone fino al quartiere ellenistico-romano con l’oratorio di Falaride, l’ekklesiasterion e il bouleterion, per finire all’interessantissimo Museo Archeologico nel quale sono custoditi preziosi reperti akragantini.