“Revelare. AGATA | rivive | IVLIA: dal Louvre a Catania il ritorno dell’epigrafe paleocristiana di Iulia Florentina”
📅 Dal 17 luglio 2025 al 6 marzo 2026
Il Museo Diocesano di Catania ospita la mostra permanente Revelare. AGATA | rivive | IVLIA, inaugurata il 17 luglio 2025 e visitabile fino al 6 marzo 2026 .
Al centro dell’allestimento si trova l’epigrafe di Iulia Florentina, conservata nei depositi del Louvre di Parigi dal 1825, che ha ora fatto ritorno a Catania come deposito permanente, pur restando proprietà del museo francese .

Testo dell’epigrafe e analisi
Testo latino (carea al contenuto disponibile, integrato dalle fonti)
Dal sito del Louvre (tradotto):
“Epitaph of Julia Florentina – 13 righe. Per Julia Florentina, bambina dolce e innocente, convertita, suo padre ha posto questo monumento – lei che la vigilia delle none di marzo, prima del giorno, nacque pagana, Zoilus correttore di provincia, fu convertita a 8 mesi e 22 giorni, spirò all’ottava ora della notte, rimase in vita per quattro ore dopo i riti e morì a Hyblea all’alba, sette giorni prima delle calende di ottobre; mentre i genitori piangevano entrambi incessantemente, durante la notte la voce della maestà si fece udire e proibì loro di piangerla, il cui corpo fu inumato davanti alle porte dei martiri, nel presbiterio, il quarto giorno prima delle none di ottobre” .
Interpretazione e rilievo storico
La bambina, nata pagana, è battezzata al momento della morte e sopravvive per poche ore: una vicenda carica di pathos e simbolismo cristiano .
La menzione di Zoilus, “corrector” (funzionario provinciale), consente una datazione precisa: periodo costantiniano, II quarto del IV secolo .
La sepultura “davanti alle porte dei martiri”, probabilmente Agata ed Euplio, segnala la radicata presenza del culto dei martiri a Catania già in epoca paleocristiana, rendendo questo reperto una delle prime testimonianze materiali del cristianesimo locale .
Il luogo del ritrovamento, all’incrocio tra via Androne e via Dottor Consoli, era parte di una necropoli extraurbana, dove sono emersi anche un martyrium del IV secolo e una basilica del VI secolo, suggerendo uno dei primi luoghi cultuali cristiani .

Il dietro le quinte: rientro e allestimento
Rientro del reperto
Scoperta nel 1730 nella tenuta di Don Ignazio Rizzari, a Catania .
Trasferimento in Francia intorno al 1793 attraverso l’architetto Léon Dufourny; venduta poi nel 1825 da Durand al Louvre .
Grazie all’impegno coordinato di Arcidiocesi, Università di Catania, Museo Diocesano, Archeoclub d’Italia e altri, il Louvre ha concesso il ritorno in deposito permanente (non più un prestito temporaneo come nel 2008) .
La direttrice Grazia Spampinato ha sottolineato le rigide condizioni di sicurezza, incluso un valore assicurativo intorno a 1 milione di euro .
Allestimento museografico
A cura degli architetti Giuseppe Amadore, Giovanna Cannata e Francesco Finocchiaro, il progetto ricrea un sepolcreto immersivo, evocando l’ambiente originario dell’iscrizione e favorendo un impatto emotivo profondo .
Finocchiaro descrive la storia di Iulia come «una storia di profonda tenerezza, di umanità» e un nuovo punto di partenza per ricerche su Hybla (Paternò) .
Significati simbolici e prospettive future
Il reperto fonde memoria cristiana, fede e storia locale: il rientro è un simbolo di identità ritrovata e continuità tra passato e presente.
La mostra e il rientro rappresentano un precedente virtuoso: già si guarda al rientro degli Argenti di Paternò da Berlino, rafforzando l’azione culturale e identitaria del territorio .
L’epigrafe di Iulia permette di approfondire la conoscenza dei primissimi cristiani catanesi e dei loro luoghi di culto, grazie anche agli edifici rituali scoperti nella zona del rinvenimento .
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