Castelli e Fortezze, Siti Unesco

Il castello Maniace di Siracusa

La testimonianza più antica del castello risale al novembre del 1239, in una lettera di Federico II indirizzata a Riccardo da Lentini tra il 1232 e il 1239, poco tempo dopo il ritorno dalla Crociata in Terra Santa.

Castello di Maniace - Siracusa
Vista-dal-mare-del-castello-Maniace

La costruzione avvenne nello stesso periodo di tempo in cui vennero costruiti altri castelli “federiciani” di Sicilia come il Castello Ursino di Catania.

Occupato dagli angioini nel 1266 venne assaltato ed espugnato dalla popolazione siracusana dopo una rivolta l’11 aprile del 1282.

Nel 1302 Federico d’Aragona vi siglò l’armistizio con gli angioini.

Nel 1321 ospitò la seduta del Parlamento siciliano convocato per sancire l’eredità del figlio di Alfonso III d’Aragona, Federico III di Aragona. Nel 1325 Pietro II d’Aragona fece ripristinare i fossati e costruire due forti a supporto del castello. Con gli aragonesi Siracusa divenne sede della Camera Reginale, un istituto che poneva la città a dote della regina, dal 1305 al 1536.

Nel 1448 Alfonso il Magnanimo per porre fine ai tumulti dei baroni inviò a Siracusa il capitano generale Giovanni Ventimiglia, conte di Geraci, con pieni poteri, il quale pose fine ai tumulti con la decapitazione dei responsabili.

Nel 1536 decadde da residenza reginale a costruzione militare e per quasi tutto il XVI secolo il castello venne adibito a prigione. Negli anni successivi al 1535 il viceré Ferdinando Gonzaga, per porre rimedio alla piaga delle frequenti incursioni piratesche saracene, nelle città costiere della Sicilia orientale, fece approntare un piano di rafforzamento delle difese costiere.

Il Castello subì alcuni danni dopo il terremoto del 1693 ed in seguito allo scoppio di esplosivi il 5 novembre del 1704 che causarono il crollo delle volte e del torrione Nord-Ovest e lo squarcio dei muraglioni. La solidità e la compostezza conferitagli dalla pianta quadrangolare e le quattro torri cilindriche poste agli angoli sono caratteristiche appartenenti alla consolidata tradizione locale. Tuttavia, di netta estrazione stilistica cistercense sono le volte a crociera costolonate, la simmetria degli spazi interni, la pulizia scultorea dei conci perfettamente squadrati, la raffinatezza degli elementi decorativi.

Il castello, primo fra tutti i castelli difensivi federiciani ad essere costruito, prese il nome dal capitano bizantino Giorgio Maniace, e la struttura rimane fondamentalmente simile all’originale. L’importanza architettonica degli interni lascia intendere la funzionalità e l’uso residenziali dell’edificio. Non mancano tratti ornamentali e soluzioni di arredo la cui unica spiegazione è da ricercare nei gusti estrosi dell’imperatore.

La pianta è quadrangolare (41x41m) con una superficie di 2601 mq. Ai quattro angoli si ergono altrettante torri. Di queste la più integra è quella sistemata nell’angolo O, di cui è ancora agibile la scala. Poco resta dell’antica struttura di campate coperte da volte a crociera. Nella parte S-E, nei magazzini, si osservano ancora alcune delle originarie volte costolonate, sostenute da belle colonne e da capitelli decorati.

L’interno a scacchiera dell’unica grande sala è formato da 25 campate con arcate ogivali coperte da volte a crociera costolonata. La presenza di pilastri circolari e semicircolari conferiscono ulteriore slancio al sistema architettonico. Un terrazzo costituiva la coperta del castello. Vi si accedeva  tramite scale a chiocciola scavate all’interno delle torri, precedute piccoli ambienti rettangolari coperti da volte  a crociera. Nessun indizio di piani superiori. All’esterno la trifora gotica della facciata S-O, interrompe il disegno regolare delle finestre più piccole poste su di un piano superiore.

All’esterno, nella fiancata N-O del perimetro esterno vi è il portale ad arco ogivale, contraddistinto da una forte policromia derivante dall’utilizzo di calcare siracusano e pietra lavica, e dalla presenza di forti elementi decorativi: foglioline uncinate nel sottarco, elementi scultorei zoomorfi ormai illeggibili nell’archivolto, capitelli delle colonnine negli sguanci. Ai lati del portale vi sono due mensole dove in origine erano due arieti in bronzo. Uno è scomparso, l’altro è custodito al museo archeologico di Palermo.

Al di sopra dell’arco vi è lo stemma spagnolo del 1614. Negli interni ritroviamo caratteristiche che appartengono agli edifici monastici cistercensi. Bisogna subito notare la presenza del granito in sostituzione della più comune pietra calcarea e la raffinata foggia dei capitelli a conferire ulteriore eleganza e bellezza all’ambiente. Grande cura e perfezionismo traspaiono dall’esame degli intagli dei costoloni, dai banconi attorno al perimetro, dalle porticine all’estremità delle fiancate.

All’interno delle torri alcune stanze portano decorazioni con figure di leoni. In una di esse sopravvive la figura di un giovane dalle lunghe chiome ed il capo sormontato da una corona. Nell’ angolo O tracce di uno dei quattro grandi camini, anch’esso fiancheggiato da mensole che dovettero sostenere antiche sculture. Piccole panche di pietra sporgono lungo le pareti. Presso al torre posta ad O si trova una porta che dà accesso ad una scala. Essa conduce ai sotterranei.

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