Patrimonio Unesco, Val di Noto

Il Val di Noto: il suo contesto geografico

Il Val di Noto identificava un tempo uno dei tre distretti territoriali in cui era divisa la Sicilia. Esso coincideva con l’area sud-orientale dell’Isola, che oggi corrisponde con le province di Siracusa, Ragusa e Catania.


La parte predominante è quella del Tavolato e dei Monti Iblei in cui sono i Comuni di Noto, Modica, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli, caratterizzata dal bianco delle rocce calcaree affioranti e ampiamente utilizzate nei muri a secco che identificano il paesaggio, il cui territorio è coltivato a seminativi, cereali, colture legnose ed estesi impianti di serre.

Il blocco Ibleo, ai piedi del quale si trova il Comune di Militello, a nord degrada verso la piana di Catania, che occupa la parte più bassa del bacino del Simeto e si presenta come una vasta conca per secoli paludosa e desertica delimitata dai contrafforti degli Erei, degli Iblei e dagli estremi versanti dell’Etna che degrada verso lo Ionio. Il paesaggio agrario della piana è costituito da colture estensive di cereali e da pascolo transumante nonché da agrumeti colture ortive.

A nord, vicino a Catania sono rilevanti le attività industriali e le grandi infrastrutture. Sul versante meridionale dell’Etna, la città di Catania è al centro delle vie di comunicazione provenienti dallo stretto e dal resto della Sicilia, costituendo il principale polo di attrazione della parte orientale dell’isola.

Nella parte ovest della Val di Noto, sulle omonime colline, è il Comune di Caltagirone, situato in posizione strategica domina un vasto territorio cerniera fra differenti zone geografiche: la piana di Catania, gli altipiani Iblei, la piana di Gela, e l’altopiano interno.

In seguito al terremoto del 1693, uno dei più devastanti che la Sicilia abbia conosciuto nel corso dei secoli, il Val di Noto fu oggetto di un fenomeno di ricostruzione senza precedenti. Le cronache del tempo e i documenti ufficiali del governo spagnolo parlano di migliaia di vittime (fino a 93.000 morti) e della distruzione di quasi 60 città, alcune delle quali furono completamente rase al suolo, altre fortemente danneggiate o in parte demolite.

Bastano questi dati per far comprendere come l’antico Val di Noto sia rapidamente divenuto il più grande cantiere della storia di Sicilia e, per quel che è dato conoscere, il più grande laboratorio dell’urbanistica barocca.

Analoghi fenomeni di distruzione e ricostruzione abbattutisi su città come Lisbona o Messina hanno favorito la rinascita di singole realtà, ma la ricostruzione dopo il terremoto del 1693 del Val di Noto, cui dovrebbe aggiungersi per completezza di analisi anche quella maltese conseguente allo stesso sisma, ha proporzioni tali da dover esser considerata un caso unico, paragonabile alla ricostruzione della Calabria dopo il 1783, ma con esiti di qualità architettonica e urbanistica ben diversi.

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