Natura & Ambiente, Riserve Naturali

RISERVA NATURALE ORIENTATA "BOSCO SANTO PIETRO" – Caltagirone (CT)

Sughere, macchia mediterranea, gariga: queste la qualità del bosco di Caltagirone, una foresta che è documentata fin dal medioevo e che, nonostante i numerosi e spesso dannosi interventi dell’uomo, è sopravvissuta fino ai nostri giorni.


Una foresta da salvare

La Sicilia meridionale presenta oggi solo rare aree boschive: una delle più belle ed estese è certo il bosco di quercia sempreverde di Santo Pietro, 20 chilometri a sud-ovest di Caltagirone (Catania). Si estende su un grande altipiano sabbioso solcato da valloni, che da circa 390 metri sul livello del mare digradano dolcemente verso la pianura di Vittoria. E’ delimitato ad ovest ed a nord dai Valloni Terrano ed Ogliastro, a oriente dal torrente Ficuzza e a sud dai confini del comune Acate. Il clima è mediterraneo caratterizzato, in primavera e in estate, da lunghi periodi di siccità. Un tempo foresta folta ed estesa, oggi il Bosco di Santo Pietro è più che altro un grande parco , dove agli alberi d’alto fusto si alternano tratti di terreno seminato o prativo, traccia di un’intensa azione antropica che nel corso di secoli ha sconvolto la fisionomia originaria della zona. Tuttavia in alcune località, come la fontana del Cacciatore, la fontana Molara, cava Cannizzolo e Bongiovanni, la densità della vegetazione è tale da fare rivivere nel visitatore il fascino dell’antica foresta.


LA STORIA DEL BOSCO

Le origini della foresta Santo Pietro affondano lontano nel tempo e in particolare in quell’epoca di cavalieri, sovrani, feudi e castelli che ha caratterizzato il Medioevo centrale del nostro Paese. La prima testimonianza storica del bosco risale infatti al 1160, quando il re normanno Ruggero d’Altavilla lo concesse ai caltagironesi, come ricompensa per l’aiuto prestatogli contro i Saraceni. Il privilegio reale riguardava oltre al bosco anche l’immensa Baronia del Fetanasimo che lo comprendeva ew che era allora estesa per circa 30.000 ettari.

Nel 1901 il bosco si estendeva ancora per circa 5.000 ettari ed era definito, in un bollettino del Regio Ministero dell’Agricoltura, un “bellissimo bosco giustamente ritenuto la più estesa sugherata d’Italia”. Tuttavia proprio in quegli anni iniziava la sua lenta distruzione: un decreto prefettizio del 1903 assegnava le prime quote di bosco, poi nel 1939 il secondo smembramento e, infine, nel 1952 a oggi i ripetuti incendi, la carenza di manutenzione, i pascoli abusivi e la caccia di frodo ne hanno aumentato il degrado: per questo motivo nel 1991 è stato inserito nel piano delle riserve naturali della Regione Sicilia.

Sempre in quest’ultimo secolo il bosco non ha solo perso gran parte della sua superficie iniziale, ma ha subito, inoltre, il pesante intervento dell’uomo, che ne ha purtroppo completamente sconvolto la fisionomia originaria. Un danno irreparabile a cui tuttavia ‘ possibile mettere almeno un freno.

Come? Rendendolo vivo. Facendolo frequentare dai naturalisti, persone appassionate dell’ambiente e semplici cittadini curiosi di visitare uno dei tesori della nostra nazione. Anche a questo fine è stata disegnata la carta del bosco e gli itinerari qui presentati. Un suggerimento per godersi appieno, e quindi valorizzare, il patrimonio naturalistico e storico della sughereta.

Del ricco e lussureggiante corteggio di essenze mediterranee coperto da imponenti querceti sempre verdi oggi restano solo poche aree, che sopravvivono negli angoli di più difficile accesso.

Pertanto i consorzi vegetali attualmente individuabili nel bosco, ossia la sughereta, la lecceta, le garighe, sono intimamente connesse con l’attività umana che in qualche caso, continua a determinarne l’ulteriore degrado. A causa delle devastazioni operate dei frequenti incendi, per la maggior parte dolosi, nonchè dal pascolo e da altri usi impropri, le garighe sono in forte espansione rispetto alle aree boschive.

Maldestri tentativi di rimboschimento a scopi riproduttivi (eucalipto, pino) operati in passato, non sono riusciti a frenare il degrado e l’impoverimento territoriale che non caratterizza solo l’area di Caltagirone ma tutta la Sicilia meridionale.


IL SUO PATRIMONIO

Il Bosco di Santo Pietro è stato soggetto in passato a una forte antropizzazione, che ha lasciato molte tracce dietro di sè, alcune delle quali, oggi, di valore storico.


IL MULINO POLO

Itinerari nel verde

Il Bosco di Santo Pietro di Caltagirone è stato istituito. Riserva Naturale Orientata ed è stato affidato in gestione all’Azienda delle foreste demaniali. I percorsi naturalistici sperimentali al suo interno sono tutti relativamente facili e hanno inoltre la caratteristica di comprendere tutti i paesaggi, gli ecosistemi e gli ambienti presenti: sughereta, lecceta, zone umde e garighe.Proponiamo in questa sede tre possibili itinerari, dei diversi percorribili nei 2.000 ettari di foresta.Il clima mite consente escursioni per l’intero anno, ma le stagioni ideali sono la primavera e l’autunno, la prima per la fioritura, la seconda per gli splendidi colori del bosco. In estate l’eccessiva calura sconsiglia di mettersi in cammino nelle ore centrali della giornata.


DUE PASSI LUNGO IL TORRENTE
  • Lunghezza: 3.5 chilometri
  • Difficoltà: facile
  • Durata: un’ora e mezza
Si parte dal Mulino Ramione, sulla strada tra Caltagirone e Granieri, e si costeggia il torrente Ficuzza per quasi tutto il suo percorso, camminando all’interno del bosco. Se si sperimenta l’itinerario in estate, il letto del torrente sarà asciutto: in ogni caso si continuerà a seguire il sentiero ad esso adiacente. Durante la passeggiata si incontrano i ruderi di tre mulini ad acqua e si può ammirare una ricca vegetazione a sughere e lecci con un fitto sottobosco formato da pungitopi, stracciabrache e coda cavallina. Non sono rari anche i salici e i pioppi.  

UNA PASSEGGIATA ALLE CAVE
  • Lunghezza: 10.8 chilometri
  • Difficoltà: facile
  • Durata: quattro ore
Il punto di partenza è la casa cantoniera di cava Imboscata da dove ci si dirige a est. Dopo aver percorso un tratto di bosco degradato si arriva alla cava Cannizzolo, che presenta una fitta vegetazione di lecci, sughere e macchia mediterranea. Al ritorno si attraversano le cave di Vaccarizzo e Imboscata e s’incontra il mulino Buongiovanni. Si ritorna quindi al punto di partenza.  

L’ANELLO DEL BOSCO
  • Lunghezza: 8.2 chilometri
  • Difficoltà: facile
  • Durata: tre ore e mezza

Si parte dal Borgo di Santo Pietro e dopo aver attraversato le zone interessate da un rimboschimento a pino ed eucalipto operato in passato, si giunge alle due aree più belle del bosco: le vallette dette “della fontana del Cacciatore” e “della Molara. Qui si percorre una specie di anello all’interno del quale si può ammirare quello che rimane della sughereta della Molara.

La città e la storia

Come il Bosco di Santo Pietro, anche Caltagirone vede le sue vere origini nel nostro Medioevo.Anche se certamente, l’abitato è ben più antico, le sue caratteristiche urbane e la sua tradizione artigiana rimontano infatti all’epoca in cui la Sicilia era totalmente dominata dagli Arabi.Il suo nome stessoQa’lat al Ghiran, ossia Rocca dei vasi, risale a quel periodo e si richiama alla millenaria arte dell’argilla, qui ancora coltivata da numerosi artigiani ceramisti.


*Rimasta musulmana ancora per lungo tempo dopo la conquista normanna dell’isola (1061-1091), Caltagirone accolse per ben due volte altre popolazioni arabe provenienti da diverse parti della Sicilia: nel 1161 e nel 1207. Alla prima data vi si rifugiarono gli Arabi cacciati da Piazza Armerina, Butera e Aidone; in seguito fu invece Federico II, in procinto di espellere tutti i musulmani dalla Sicilia, a consentire a un piccolo gruppo di restare a Caltagirone per accelerare la costruzione del castello. Si viene così a rafforzare e ad arricchire un’attività artigiana, quella della lavorazione della ceramica, attestata da tempi antichissimi ma fiorita in età medievale. Sono gli Arabi, infatti, a portare nell’isolala tecnica della ceramica invetriata policroma, assieme a uno stile negli accostamenti di colore che è ormai diventato tipico dei ceramisti calatini. Altre influenze determinanti nella storia del borgo sono state quelle genovesi (fin dal 1930) e catalane (dal 1348). Popolata nel tempo da colonie di artigiani e commercianti, situata in una posizione strategica, nodo rurale di estrema importanza, Caltagirone ricevette sempre dai sovrani dei regni succedutisi del Meridione di d’Italia fino al 1861, privilegi e ampie concessioni autonomistiche, che favorirono la fioritura economica e culturale della città. Il periodo aureo, dal XV al XVII secoli, che vide la proliferazione di chiese, collegi e conventi e anche la fondazione di un’università, si interruppe bruscamente nel 1693, quando il terremoto del Val di Noto distrusse gran parte dell’abitato assieme a numerosi castelli e borghi della Sicilia orientale. E’ per questo motivo che l’antica città araba ha oggi un volto barocco, che presenta comunque monumenti di notevole pregio, come la villa Jacona della Motta, un’elegante dimora suburbana decorata con vasi ed elementi in maiolica. Merita inoltre una visita il Museo della Ceramica. che contiene preziose raccolte calatine e siciliane. Per un tuffo nel passato remoto ci si deve invece recare a Poggio Rocca, a circa tre chilometri da Caltagirone: qui si estende una grande necropoli di età siculo-greca, con sepolcri scavati nella roccia che vanno dal II millennio al VI secolo avanti Cristo.


L’ambiente, le piante, gli animali

Sul versante meridionale dei monti Erei, lungo il pendio che digrada verso la pianura di Vittoria, il territorio occupato dal Bosco di Santo Pietro si estende ad un’altitudine compresa tra i 50 e i 390 metri. Si tratta essenzialmente di un altopiano appena movimentato da poggi e valli, in particolare dalla valle del torrente Ficuzza e dell’affluente Terrana.

Geologicamente il terreno è composto per lo più da sabbie ricche di fossili; con qualche intercalazione argillosa.Anche se non sono presenti entro il Bosco di Santo Pietro, dei particolari endemismi, la foresta di Caltagirone si contraddistingue per una ricca copertura vegetale e per la frequentazione di un certo numero di specie di animali.Non si deve infatti dimenticare che, nonostante il degrado, il bosco di Santo Pietro costituisce ancora uno dei più estesi esempi di macchia mediterranea presenti in Sicilia.


LA FLORA

Oltre 300 sono le specie vegetali di cui è particolarmente ricco il sottobosco. Per comodità dividiamo il patrimonio verde di Santo Pietro nei tre principali habitat riconoscibili nell’area: la sughereta, la lecceta e la gariga. Una considerazione a parte è stata condotta sui rimboschimenti e i coltivi.


LA SUGHERETA

Le monumentali sughere del bosco di Santo Pietro, sono oggi in gran parte scomparse, ne rimangono tuttavia oltre 50 sughere e alcuni carrubi con un tronco di oltra 3 metri di circonferenza.

LA SUGHERA ( Quercus suber )

Incendi, rimboschimenti irresponsabili, tagli tradizionali, pascoli e discariche abusive hanno spesso confinato la sughereta a pochi lembi in valli nascoste o in altre areee di difficile accesso. Nonostante questo un censimento attuato dal Fondo Siciliano per la Natura ha attestato la presenza di circa 50 sughere e di alcuni carrubi con un tronco di oltre 3 metri di circonferenza, mentre nella contrada Molara fa bella mostra di per sè un esemplare di Quercus suber che raggiunge 6,2 metri. Nonostante i danni subiti la sughereta di Santo Pietro di Caltagirone rimane tra le più rinomate d’Italia. Negli angoli maggiormente segnati dalla presenza del Quercus suber si trova anche con una certa frequenza la roverella ( Quercus pubescens ).  


LA LECCETA

Il bosco di leccio si estende per alcune decine di ettari: anche se la vegetazione è più povera dal punto di vista fioristico, la densità, rispetto alla sughereta, è certamente maggiore e vanta anche esemplari di quercia spinosa.

IL LECCIO ( Quercus ilex )

Il bosco di leccio ( Quercus ilex ) si estende per alcune decine di ettari nelle contrade Molara, Coste Stella, Coste Chiazzina e Vaccarizzo. La vegetazione è più povera dal punto di vista floristico, ma la densità, rispetto alla sughereta, è maggiore e più omogenea. Lungo le Coste Stella si trovano vari esemplari di quercia spinosa ( Quercus cocifera ) nella variante calliprinos, estremamente rara nel territorio.  


LA GARIGA

Il taglio e l’incendio del bosco, il pascolo eccessivo praticati nel passato hanno portato all’avvento di formazioni arbustive estese in particolare nelle contrade Molara, Spina Santa e Cava Imboscata. Qui le specie dominanti sono il rosmarino (Rosmarinus officinalis), il timo (Tihzmus capitatus), l’erica (Erica miltiflora ) e il lentisco (Pistacia lentiscus), nel complesso la vegetazioneù assai uniforme, interrotta qu e là da sporadici esemplari di sughera e di olivo (Olea europe oleaster). In contrada Molara si possono osservare rari esemplari arborei di ginepro (Juniperus phoenicea) e alcuni lecci.  


I RIMBOSCHIMENTI

Negli ultimi decenni sono stati effettuati rimboschimenti con varie essenze, in particolare con eucalipti (Eucaliptus rostrata) e pini (Pinus pinea e halepensis). L’eucalipto, particolarmente localizzato sulle scarpate con l’evidente finalità di arginamento dei pendii, si riscontra tuttavia anche nelle sugherete e nelle zone di macchia bassa, con la conseguenza di alterare l’armonia del paesaggio e di ostacolare gravemente il dinamismo naturale della vegetazione. Gli ultimi rimboschimenti con sughera effettuati con successo, nella contrada Chiazzina, sono una evidente dimostrazione di come deve essere concepita nel futuro una esemplare ed efficente opera di riforestazione.  

LA FAUNA

Il patrimonio faunistico del Bosco di Santo Pietro non segnala presenze particolari o endemismi: vi si incontrano come in altre foreste nazionali istrici (Hzstrix cristata), lepri (Lapus europaeus), conigli selvatici (Oryctolagus cuniculus) e donnole (Felix silvestris) e la volpe (Vulpes vulpes). Una particolare ricchezza si registra tuttavia fra l’avifauna, dato che vi sono state osservate 96 specie di uccelli, stanziali, estivenidificanti, svernanti, migratorie e occasionali. Tra le stanziali troviamo alcune cince, l’occhiocotto (Sylvia melanocephala) , la ghiandaia (Troglodytes troglodytes), ma anche alcune specie rare come il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), il pendolino (Remiz pendulinus) e il gheppio (Falco tinniculus), chiamato in dialetto “muschittu”. Tra le specie che nidificanod’estate per poi svernare in altri lidi abbiamo la ghiandaia marina (Coracias garrulus), il guccione (“pizzaferrru” in dialetto) e il rigogolo (Oriolus oriolus). Tra gli uccelli svernanti fa da padrona la famiglia dei fringillidi che spesso si presenta con grandi stormi. Infine tra l’avifauna di passo si registra il transito regolare del grande biancone (Circaetus gallicus) e quello, più irregolare, dell’aquila minore (Hieraëtus pannatus).    


IL BIANCONE ( Circaetus gallicus )

Nel bosco di Caltagirone è possibile osservare numerose specie di uccelli. Oltre 96, infatti, sono quelle registrate, appartenenti a volatili, stanziali, svernanti, migratori ed occasionali.


IL CONIGLIO SELVATICO ( Oryctolatus cuniculus )

Pur non presentando particolari endemismi, la fauna del bosco di Santo Pietro vanta la presenza degli esemplari tipici di altre foreste nazionali, come il coniglio selvatico,l’istrice, la lepre e la donnola


Informazioni utili

👉 Come si raggiunge   Caltagirone si raggiunge in treno o in auto da Catania, il bosco da Caltagirone con le aoutolinee Pitrelli e Ast  

👉 Telefoni utili  

  • Azienda del Turismo ☎ 0933 / 53809, fax 54610;
  • Corpo Forestale ☎ 0933 / 20210;
  • Assessorato all’Ambiente ☎ 0933 / 25084;
  • Centro Recupero Testuggini ☎ 0933 / 53144;      

FONTE IMMAGINI: https://it.wikipedia.org/wiki/Riserva_naturale_orientata_Bosco_di_Santo_Pietro*

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